IL GOVERNO MALFERMO E L'OPERA IETTATRICE


Pare che il governo sia stato in procinto di esplodere e che il Giuseppi sconsolato sia ricorso a Mattarella, per venirne a capo.

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Dall'alto del Colle un cavillo per non scioglierlo si trova sempre.  L'uomo del Colle - si sa - non ama le elezioni, specie dopo questi ultimi sondaggi perdenti per il suo partito.  I duellanti sono soprattutto il PD e la cosa "viva" renziana. Ma anche il PD e i 5 stelle non vanno d'amore e d'accordo.  Secondo  Il Tempo, "nella serata di ieri dopo colpi di scena, tavoli chiusi e riaperti, uscite di Conte per incontri istituzionali con il presidente del Ciad e con il presidente Mattarella, il premier ha annunciato la ritirata sulla prima impostazione della Manovra. È il vero punto di svolta è proprio in quell’incontro al Colle dove Conte, spossato dalle trattative della giornata, ottiene una sorta di lasciapassare per evitare l’implosione dell’esecutivo. Anche se Conte ha puntualizzato: «Con Mattarella nessun accenno alla tenuta della maggioranza». Uhmmm...Excusatio non petita, accusatio manifesta. Insomma, il governo si è salvato a pochi secondi dall'esplosione. E ancora una volta, grazie al Tessitore Canuto.   Più che la tessitura, però poté la Tosca in mondovisione alla Scala. Ve la immaginate una crisi nel bel mezzo della prima alla Scala con la musica diretta da Chailly? Non si può fare, dato che anche la politica vive di immagine.


"Dopo l'approvazione del ddl ci sarà un clima diverso e molte sono le risorse in cantiere", ha rassicurato Giuseppi il Bugiardino che dopo aver ,di fatto, ritirato quasi interamente la stretta fiscale, ha detto: "È una menzogna che sia la manovra delle tasse". Ma qui lo sappiamo: in realtà le menzogne le dice solo Giuseppinocchio.
Intanto ieri sera, Mattarella, melomane e appassionato di lirica si è recato in grande spolvero alla Scala ad assistere a "La Tosca" di Puccini, durante la fatidica (e per molti fatale) première di Sant'Ambrogio.  Perché fatale?
Ricordo che  sull'aria del Don Giovanni di Mozart cadde la testa a Berlusconi: erano sul palco i  suoi due spietati "esecutori" Napolitano e Monti, ad assistere alla caduta del Grande Dissoluto.  Il che, mi lascia ben sperare. La Tosca, forse per le sue atmosfere cupe, sanguinarie e delittuose,  è un'opera considerata menagrama e iettatrice per molti artisti della lirica. Alcuni tenori, molto famosi, si rifiutarono di  eseguirla. Diciamo la verità: anche Mattarella con la sua andatura da vecchia scopa incassata ha l'aria di uno iettatore e la Tosca è proprio la sua opera...in nero. Naturalmente, come nell'ormai consueta New Italian Banality, anche in questa occasione  sono stati sparse forzature ideologiche sul "ritorno del fascismo", sulla "Tosca femminista" modello #Metoo, sulla caduta dell'"uomo solo al comando" e altre mediocrità insopportabili da bieco scontato "sinistrume".
E  il risorgimentale "Viva Verdi!", è diventato, a comando, un nauseante "Viva Mattarella".

Due parole sull'opera: il soprano Anna Netrebko nella scena in cui pugnala il suo seduttore, il tiranno Scarpia, sembrava una macellaia che scannava qualche quarto di bue.  Non è sfuggita la stecca nell'aria assai popolare di "Vissi d'arte". Ma ormai la "stecca" è diventata una metafora ben più allargata che invade tutti i campi.


 

Ma torniamo al governo. Siamo al toto-scommesse. C'è chi scommette che durerà fino al 2023, ma anche chi cadrà a breve.
"C'è voglia di elezioni anticipate, scrive l'astuto Bru-neo Vespa nel suo editoriale su Il Giorno. E la cosa potrebbe avvenire prima di una nuova legge elettorale visto che "il vecchio sistema fa gola anche a chi lo nega: a chi vince, perché vince di più; a chi perde, perché perde di meno. È vero che il referendum autunnale (a esito scontato) delegittimerebbe il Parlamento appena eletto, ma come diceva Andreotti tirare a campare è meglio che tirare le cuoia". (fonte : Libero).

Se proprio devo scommettere anch'io, penso che prima delle nomine delle partecipate il governo non cadrà. Prima le nomine, poi la caduta. La partita si sposterà sulle grandi partecipate pubbliche i cui vertici - in particolare quelli di Eni, Enel, Leonardo, Terna, Poste e Enav - scadranno con l'approvazione del bilancio 2019. Insomma una strada tutta in salita sulla quale pesa l'incognita politica e governativa. Ma è pur vero che è pronto il grande banchetto spartitorio.

Fino ad allora...E lucevan le stelle ed olezzava la terra. 

SAURA PLESIO

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